Lavoro su di sè

Il Lavoro su di sè

Per questo articolo userò come spunto i quattro personaggi del film “Il mago di Oz”, poichè rappresentano le qualità che dovrete sviluppare per iniziare l’altrettanto famoso “Lavoro su di sè” di cui tutti (troppi) parlano.

Lo Spaventapasseri voleva un cervello.
L’Uomo di latta voleva un cuore.
Il Leone voleva avere coraggio.
Dorothy invece voleva tornare a casa. Ma ne parleremo alla fine.

Sarò come mio solito molto diretto: ci sono solo due modi di vedere il lavoro su di sè.
Qualcosa di imprescindibile. Qualcosa di inevitabile.

Qualcosa di imprescindibile

Classicamente si tratta di lavorare sul proprio Ego: guardarsi dentro con onestà per scovare tutti i propri vizi e difetti.
Fine, niente fronzoli nè libri da leggere.
Sembra facile ma non è, però in questo campo ci vengono in soccorso tutti i personaggi che ruotano attorno a noi: partner, gentori, amici stretti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, e via dicendo, in un cerchio che parte dal centro e si allarga all’infinito (e non è un’esagerazione).
LORO SONO GLI SPECCHI.
Tu ti rifletti in loro, e ti riassumo tutto ciò che devi sapere in una crudele frase:

TUTTO CIO’ CHE NEGLI ALTRI TI IRRITA,
E’ IN REALTA’ UNA COMPONENTE DELLA TUA PERSONALITA’!

SOPRATTUTTO QUANDO DICI IMMEDIATAMENTE E FERMAMENTE:
“NON E’ VERO! IO NON SONO COSI’!

Non importa se non ci credi, è solo questione di tempo (settimane, mesi, anni o vite!) perchè tu capisca che…SEI COSI’!
Il problema è che non lo vuoi vedere, o meglio, il tuo Ego è così un maestro nell’Arte del travestimento che te lo nasconde benissimo.
Da qui nascono tutti i migliaia di “percorsi evolutivi”, o crescita personale o qualunque altra etichetta gli vogliate dare, che alla fine è solo un business creato per agevolare quello che chiunque potrebbe fare gratuitamente: guardarsi allo specchio con un po’ di onestà.

Un lavoro un po’ più “dolce” è quello che Socrate ha inciso sul Tempio di Delfi:

“UOMO, CONOSCI TE STESSO!”

Questo implica il medesimo lavoro di introspezione, ma mirato a conoscersi per davvero, togliendo tutte le maschere, le credenze e i falsi IO. Questo è un Viaggio attraverso la scoperta dei propri gusti, preferenze, desideri, attraverso l’accettazione di chi si è e di chi non si è.
Niente maestri, nessun guru: dovrai solo dare ascolto alla tua Anima.

Cosa serve per questo “viaggio”? Lavoro su di sè

Torniamo al Mago di Oz. Abbiamo visto che i quattro personaggi cercano cose diverse…ma se guardiamo il film nel suo insieme, possiamo capire che sono 3 parti fondamentali per ottenere la quarta parte.

Il Cervello.
La mente non è nemica dell’uomo, altrimenti non se sarebbe stato dotato.
La mente non è nemica dell’uomo, solamente va disciplinata. Avete presente la nuvoletta sopra la testa di Homer Simpson quando pensa? Quella dove c’è una scimmia che batte i piattini, o che lo minaccia?
Ecco, ad oggi la vostra mente è esattamente così: a volte non vi aiuta affatto, altre volte vi è nemica.
Non deve per forza essere così, ma non posso aprire in questa sede una parentesi sulla mente, altrimenti non finirei più.
Sappi solo che il tuo cervello è “solo” un computer biologico: la base fisica affinchè tu possa PENSARE, RAGIONARE, RIFLETTERE, CONTEMPLARE, MEDITARE…CREARE!

Il Cuore.
Posto al centro del nostro corpo, è la vera funzione vitale. Se il cervello smette di funzionare, il resto del corpo può sopravvivere, anche se come un vegetale. Ma se il cuore smette di battere, tu sei morto/a.
Il Cuore però è anche un organo di senso, sede del chakra Anahata (“non colpito”), battito del Tamburo Sciamanico, ritmo della Vita stessa.
L’amore che provi nasce da qui. I tuoi sentimenti passano da qui. Attraverso il Cuore puoi comunicare con gli altri, ma soprattutto alla parte più profonda di te.

Il Coraggio.
Ci vuole davvero un coraggio da leoni per addentrarsi nel proprio inconscio, quella “selva oscura” dantesca.
Serve coraggio per guardarsi allo specchio, eliminare tutte le “colpe degli altri” e trovare in sè la causa di ogni personale rovina, fallimento, sconfitta, delusione, sofferenza.
E’ sempre più facile essere gazzelle e scappare. Chi affronterebbe un leone affamato dopotutto?
Eppure se guardate qualche documentario, vedrete che a volte (raramente) i più deboli smettono di scappare e affrontano il leone. Vincendolo.

Qualcosa di inevitabile

Ora rasenterò l’eresia per molti di voi, ma non è un problema, sono qui per questo: distruggere le certezze.

Esiste un punto di vista per cui tutto questo fantomatico “lavoro su di sè”…sia completamente inutile.
E può esserlo per ben due motivi: uno storico e uno teologico.

Il primo motivo è semplice: il senso di colpa e di peccato è stato indotto dai condizionamenti prima dello Gnosticismo, e poi della Chiesa nell’arco di 2000 anni, pertanto è ben incastonato nel nostro DNA e difficile da scovare ed estirpare. Ancor più perchè questo modo di vedere la vita deriva da una cultura ben precedente alla Chiesa, ossia quella indo-europea.
Sto parlando del Karma. Questo concetto, che di base è semplicemente la Legge Universale di Causa-Effetto, è stato ovviamente manipolato per scopi classisti ed elitari nel corso di migliaia di anni, e preso poi a modello in tutte le società di stampo patriarcale (come la nostra).
Esso è stato infatti associato al concetto di “colpa”: sei nato povero, devi rimanerci perchè è il tuo karma. Sei stato cattivo, nella prossima vita pagherai tutto quello che hai fatto.

Ora vi faccio una domanda: ricordate cos’avete fatto di male nella precedente vita per meritarvi le vostre “sfortune”?
Certamente no, o almeno non con certezza, ma avete comunque la sensazione di essere in qualche modo sbagliati, sfortunati, fuori posto, diversi…soli.

Ma c’è una buona notizia: con parecchio e duro lavoro potrete sbarazzarvi di tutto ciò e sentirvi finalmente liberi di esprimervi, di essere voi stessi, nel bene e nel male. Perchè non sta scritto da nessuna parte che cosa sia “buono” e cosa “cattivo” agli occhi di Dio. Sono solo interpretazioni umane riguardo qualcosa che è inconoscibile per sua natura.
In realtà ti basterebbe osservare una sola Legge universale per vivere in pace:

“NON FARE AGLI ALTRI CIO’ CHE NON VUOI SIA FATTO A TE!”

Il motivo teologico

Attenzione perchè ora sarò ancora più eretico.

Gli abitanti della valle dell’Hindo hanno certamente un pregio: esser stati dei grandi pensatori, mistici e…scrittori.
I Veda infatti sono tra i testi più antichi mai rinvenuti, ma a differenza di tutti gli altri…esistono studiosi (i Bramini) che li studiano dal sanscrito!

Senza stare a fare storia – quella ve la potete leggere ovunque – ciò su cui vorrei ti focalizzassi è il complesso calcolo delle Ere dell’Universo, che gli Hindù chiamano Brahma, la loro divinità creatrice.
Ebbene, il secondo motivo per cui niente di cui abbiamo parlato ha senso risiede in una singola parola: KALPA.

«Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahma è di mille eoni,
e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos’è un ciclo cosmico.

Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall’indistinto;
quando viene la notte, è in esso altresì che si risolvono, in ciò che è detto l’indistinto.

Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all’esistenza,
si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno.

Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che,
anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce.

E’ detto l’Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il Fine Supremo.
Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. E’ la Sede Suprema.»
(Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21[9])

Che questo calcolo sia vero o meno, poco importa: la Natura è comunque ciclica.
Prima o poi anche questo pianeta e questo nostro sole moriranno, trasformandosi in altro, e non ci sarà più traccia di noi. Nessuna mamoria di chi siamo oggi, se non negli Atomi.
E se la natura dell’Universo è davvero quella di morire e rinascere in eterno, allora non vi è davvero posto per nessuna colpa, nessun errore, nessun “avrei dovuto”, nessuna fretta di andare da nessuna parte.
Tu sei sempre stato e sempre sarai, in forme diverse, Tutto.

E se pensi che invece non ci sia niente dopo la morte, che l’universo un giorno finirà punto e basta, ancora una volta non cambia niente: Tu sei qui, ora, in questo corpo e in questo tempo, per fortuna o per sfortuna. Sei tutto ciò che hai, e un giorno non ci sarai più. Magari tra neanche molto, visti i tempi che corrono.

Quindi…inizia a VIVERE! ORA!

Tornare a Casa Lavoro su di sè

La Casa di cui si parla non è ovviamente la casa col tetto, la porta e le finestre che ben conosciamo, anche se è una sua espressione.
Casa è il posto in cui ti senti a tuo agio, perfettamente in sintonia con la Vita, cioè con ciò che ti circonda.
Sentirsi a Casa è una sensazione unica, indescrivibile a parole, e che solo pochi possono dire di provare in un modo così profondo da essere in sintonia con il mondo, le stelle e l’universo!
Non serve a niente viaggiare, vedere tutto il mondo, se poi non sai stare con te stesso, seduto in un angolo della tua camera.
Casa è dove sei tu, dove esisti consapevolmente con ogni cellula ed ogni atomo del tuo corpo.

Comunque alla fine Dorothy riesce a tornare a Casa, e questo deve rincuorarci.
Almeno un po’.

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